Investimenti

I tassi risalgono. E i fondi obbligazionari ora possono perdere

25 giugno 2015

I titoli di Stato sono da sempre un investimento molto gradito agli italiani. Ma ora, dopo un lungo periodo positivo, i tassi risalgono e i risparmiatori scoprono il segno meno. Come ricostruire i portafogli per questa nuova fase? Ne parliamo con Tiziano Bellemo, responsabile Clientela Istituzionale di 8a+

parlamento europeo

A metà aprile 2015 l’indice Fideuram dei fondi obbligazionari euro saliva di quasi il 4 per cento da inizio anno. Ma a meno di due mesi di distanza – alla metà di giugno – ha azzerato il rendimento, scendendo in territorio negativo. In pratica, i molti sottoscrittori italiani in possesso di fondi comuni obbligazionari stanno perdendo nel 2015, anche se forse non lo hanno ancora scoperto.

È un segnale forte, che intacca molte delle sicurezze dei risparmiatori. E che, soprattutto, suscita alcune domande per il futuro: quali sono le implicazioni per le famiglie se il mercato obbligazionario, tradizionale “porto sicuro”, improvvisamente si scopre vulnerabile? E quali le alternative per chi cerca investimenti in grado di incrementare il valore del patrimonio, ma senza modificare sostanzialmente il proprio profilo di rischio? È l’oggetto di una lunga chiacchierata con Tiziano Bellemo, Responsabile per la Clientela Istituzionale di 8a+.

indice Fideuram

Fonte: Bloomberg

 

Che cosa è successo, innanzitutto? A che cosa sono dovuti i recenti ribassi dei fondi obbligazionari dell’Eurozona?

«Alla base di tutto c’è una fase di instabilità che ha portato alla risalita generalizzata dei tassi nei principali Paesi della zona Euro: il Bund decennale tedesco, ad esempio, è passato da un rendimento vicino allo zero alla metà di aprile a valori prossimi all’1%; il Btp dall’1% a oltre il 2%. Il movimento di mercato è peraltro spiegabile in parte con l’aumento delle aspettative di inflazione nell’Eurozona. Ma al di là di questo, va detto che la politica monetaria accomodante adottata delle principali banche centrali, e soprattutto nell’area Euro, non è destinata a cambiare a breve».

Quale sarà quindi il destino dei prodotti a reddito fisso? Sbagliava chi li considerava sicuri?

«Posto che in finanza di sicuro non c’è mai niente, ma al limite ci sono attività finanziarie che hanno storicamente mostrato minori rischi, pur offrendo rendimenti più contenuti, occorre prendere atto che oggi siamo in una fase diversa. Negli ultimi anni, infatti, i risultati positivi ottenuti dai fondi di investimento obbligazionari sono stati generati per lo più dal calo dei tassi di interesse, che si è tradotto nella rivalutazione del prezzo dei titoli, e solo in piccola parte dall’incasso delle cedole. Ora, però, i tassi delle obbligazioni sembrano avere esaurito lo spazio di discesa. E il rialzo, che prima o poi si verificherà, metterà pressione sul rendimento complessivo dei fondi comuni che investono in reddito fisso: le cedole, infatti, non basteranno a compensare la flessione del prezzo dei titoli in portafoglio e quindi mi aspetto che il rendimento complessivo dei fondi faticherà a restare positivo quanto più significativa sarà la salita dei rendimenti».

Quindi per un risparmiatore…

«Per un risparmiatore, un’elevata esposizione alla componente obbligazionaria in questo momento porta con sé un profilo di rischio/rendimento asimmetrico: modeste opportunità di guadagno, a fronte di concrete possibilità di inversione del ciclo dei tassi e di risultati di gestione negativi. È un piccolo paradosso, perché gli investitori dagli investimenti obbligazionari si aspettano soprattutto protezione».

Raccolta ycd

Fonte: Assogestioni

 

Infatti. Quanto pesa attualmente questa asset class sui portafogli dei risparmiatori italiani?

«Storicamente gli italiani amano le obbligazioni, forse a causa dei grandi rendimenti dei titoli negli anni ’70 e ’80, e quindi i portafogli delle famiglie si caratterizzano per una significativa presenza di queste categorie di titoli e di fondi comuni dedicati. Recentemente questo fenomeno si è accentuato, grazie probabilmente ai buoni rendimenti dei fondi: i dati Assogestioni mostrano infatti che il 30% dei nuovi flussi di risparmio gestito nel 2015 è andato verso prodotti obbligazionari, dato che aumenta di molto se consideriamo anche la raccolta affluita ai fondi flessibili che in gran parte investono sempre sul reddito fisso».

AUM 2015

Fonte: Assogestioni

 

Quali sono i rischi, in questa situazione?

«Quando inizieranno a vedersi rendimenti a dodici mesi negativi per i fondi obbligazionari, i sottoscrittori cominceranno a sentire sulle proprie tasche le conseguenze dell’aumento dei tassi e si allarmeranno. Ciò potrebbe portarli a ridurre il peso di questi prodotti nel loro portafoglio, riscattandoli. A quel punto, i fondi dovranno vendere, mettendo pressione sui prezzi di mercato e facendo salire ancora i rendimenti. Come nel più classico effetto “palla di neve”, si innescherà ulteriore preoccupazione per i risultati di gestione negativi e nuove richieste di riscatto, e così via. Con il rischio ulteriore, a mio avviso, che si generi insoddisfazione verso il risparmio gestito nel suo complesso, che resta invece un eccellente modo di valorizzare il risparmio privato nel lungo periodo».

fondi investimento

E allora quali sono i correttivi che gli investitori possono adottare in questa fase?

«Il primo consiglio, sempre valido, è quello di diversificare: cioè di non legarsi a una specifica asset class, che come abbiamo visto non è mai ideale per tutte le stagioni. Il comparto azionario, ad esempio, offre ancora un buon profilo di rischio/rendimento: le valutazioni non appaiono particolarmente elevate e le condizioni macroeconomiche nell’Eurozona sembrano favorevoli alle Borse. In particolare, nonostante i rialzi accumulati dagli indici azionari, è ancora possibile individuare titoli di società caratterizzate da brand solidi, con prospettive di crescita e valutazioni attraenti. Ma ricordo ancora una volta che questo lavoro di selezione dovrebbe essere delegato a un gestore di fondi, che dispone di tutti gli strumenti per farlo in modo efficace, con la prospettiva di massimizzare il rapporto rendimento/rischio. Anche perché diversificare non significa solo distribuire il portafoglio su più classi di investimento».

In che senso?

«Occorre che le asset class in cui si investe siano quanto più possibile decorrelate tra loro, cioè che abbiano andamenti strutturalmente diversi. Se investo in due classi di attività finanziarie che si comportano allo stesso modo, non ho proprio diversificato. Per fare un esempio in casa nostra, 8a+ ha creato Kilimanjaro, un fondo flessibile che investe nei mercati dei Paesi dell’Africa sub-sahariana. Questi mercati presentano una bassissima correlazione rispetto a ogni altro mercato finanziario, sviluppato o emergente, Kilimanjaro, pertanto, non solo offre la possibilità di investire in un’area caratterizzata con ogni probabilità dal maggiore profilo di crescita demografica ed economica dei prossimi anni, ma rappresenta anche un importante tassello in grado di ridurre la correlazione complessiva delle attività in portafoglio».

Esistono altri prodotti adatti a una fase come l’attuale, specie per i risparmiatori che non si sentissero in grado di scegliere un’area geografica o una classe di investimento?

«Ci sono i fondi d’investimento flessibili, che delegano al gestore la scelta di investire nelle diverse asset class, modificando l’esposizione e la composizione di portafoglio in modo tattico, anche con l’obiettivo di proteggere il capitale in fasi di forti correzioni delle quotazioni. 8a+ offre due prodotti con queste caratteristiche: Latemar, un fondo flessibile che può investire in azioni fino al 40%, e Gran Paradiso, un altro flessibile che adotta una strategia di gestione market neutral, cioè che punta a ottenere un rendimento positivo a prescindere dalla direzione delle borse azionarie, mediante la contrapposizione tra un paniere di azioni in portafoglio e futures su indici utilizzati per neutralizzare la direzionalità del mercato».

Infine, a chi volesse proseguire sulla strada dei prodotti a reddito fisso che cosa consiglia?

«All’interno dell’offerta di 8a+ è presente Tibet un fondo di fondi che investe in OICR obbligazionari (governativi, corporate, convertibili) e monetari. L’unicità del prodotto deriva dal fatto che il gestore si avvale di un motore di investimento basato su modello quantitativo trend follower, che ha l’obiettivo di sfruttare le tendenze in atto, stabilendo contestualmente meccanismi di stop-loss. In termini più semplici, una volta individuata la tendenza, il gestore fissa contemporaneamente una soglia di perdita accettabile (lo stop-loss, appunto) oltre la quale, nel caso in cui la tendenza prevista non si realizzi, la posizione obbligazionaria viene convertita in monetaria con l’obiettivo di contenere le perdite di valore. Di fronte a uno scenario come l’attuale, di potenziale rialzo dei rendimenti, il meccanismo di gestione descritto rappresenta un valido strumento di contenimento del rischio».