Investimenti

Se gli Emergenti sono già emersi. Dai Bric ai Mint con la “N” di Nigeria

12 dicembre 2014

Brasile, Russia, India e Cina sono ormai grandi economie e i loro titoli non possono essere inseriti in portafoglio con le stesse motivazioni di dieci anni fa. «Per questo oggi si guarda all’Africa e per questo abbiamo creato Kilimanjaro», spiega l’Amministratore Delegato di 8a+ Andrea Pastorelli.

Sono passati quasi vent’anni da quando i mercati emergenti sono entrati nel lessico delle famiglie e degli investitori italiani: erano gli anni ’90 e alcuni fenomeni connessi fra loro come la globalizzazione, l’ascesa di Internet e lo sviluppo su vasta scala dei fondi comuni accesero l’attenzione degli italiani su aree economiche fino ad allora poco considerate: le “tigri asiatiche”, la “new Europe”, l’America Latina. Aree in cui l’economia cresceva in modo molto più impetuoso rispetto ai Paesi maturi, generando così grandi opportunità borsistiche. L’acronimo Bric (Brasile, Russia, India, Cina), non a caso, univa due Paesi asiatici, uno sudamericano e uno europeo.

Se gli Emergenti sono già emersi

La differenza si attenua

E oggi? I Paesi emergenti hanno ancora un ruolo chiave nei portafogli dei privati e delle istituzioni? E, se sì, quali Paesi? «È evidente – spiega Andrea Pastorelli, AD di 8a+ – che il quadro è cambiato: prese nel loro complesso, le economie emergenti hanno ancora un tasso di crescita superiore a quello dei Paesi sviluppati, ma questa differenza sta diminuendo progressivamente» (grafico 1).

Grafico1: Emerging-Developed Market Growth Differential

Le cause sono diverse: da un lato alcune grandi economie emergenti si stanno in qualche modo “normalizzando” e, a partire dalla Cina stessa, iniziano a confrontarsi con la difficoltà di sostenere nel tempo una crescita così forte. «La Cina è ormai la seconda economia al mondo – fa notare Pastorelli – mentre Brasile e Russia, con un Pil superiore ai duemila miliardi di dollari, hanno superato l’Italia. E proprio questi due Paesi, a cui possiamo aggiungere il Venezuela, stanno affrontando scenari di stagnazione o recessione, accompagnata da una preoccupante svalutazione del cambio. La stessa differenza fra il p/e dei Paesi emergenti e quello dei Paesi maturi si sta riducendo (grafico 2), a dimostrazione del fatto che il consenso di mercato riconosce agli emergenti un potenziale di crescita minore». Le economie emergenti, insomma, sono profondamente cambiate. «Questo non vuol dire che non siano più mercati interessanti», chiarisce Pastorelli. «Solo, inserirli in portafoglio per le stesse ragioni di dieci anni fa sarebbe un errore».

Grafico2: Relative Valuation: Emerging vs. Mature Market Equities

Cambio della guardia

Il ruolo delle Borse emergenti all’interno di un portafoglio (sia azionario che obbligazionario), tuttavia, non è certo venuto meno. Non a caso, alle spalle dei Bric avanza un altro acronimo. I nuovi Bric si chiamano Mint e contengono almeno una grande novità: la “N” di Nigeria (gli altri sono Messico, Indonesia e Thailandia). «L’Africa – commenta Pastorelli – è certamente la nuova frontiera dell’investimento: è poco presente nei portafogli degli investitori, anche se sta crescendo, ed ha grandi potenzialità. A nostro avviso assomiglia molto ad alcuni emergenti di dieci anni fa, che nel frattempo sono molto cambiati dal punto di vista economico e borsistico».

Il fondo Kilimanjaro

È per questo che 8a+ ha voluto creare il fondo Kilimanjaro: per consentire a tutti gli investitori – privati e istituzionali – di accedere al continente con le maggiori potenzialità. «Non sarà un percorso lineare, né facile – conclude Andrea Pastorelli – ma certo per molto tempo l’Africa rivestirà un ruolo importante negli investimenti internazionali. Se gli investitori italiani vorranno partecipare a questo fenomeno, hanno a disposizione uno strumento efficiente e trasparente»