Investire in Africa

Kilimanjaro, la montagna delle opportunità

16 novembre 2014

C’è un continente in forte crescita, che rimane quasi inesplorato dal punto di vista della gestione del risparmio. Per questo 8a+ ha lanciato un fondo che permette di investire in azioni e obbligazioni africane. Per Andrea Pastorelli, Amministratore Delegato della Società, è un’occasione di vera diversificazione, adatta a privati e istituzionali

Kilimanjaro, la montagna delle opportunità

“This time for Africa”, recitava la colonna sonora dei mondiali sudafricani del 2012. E i dati economici lo confermano: per il continente nero è un momento di grandi opportunità. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, sette dei dieci Paesi con il più alto tasso di crescita nel quinquennio 2011-2015 si trovano in Africa: sono Etiopia, Mozambico, Tanzania, Congo, Ghana, Zambia e Nigeria.

La lunga rincorsa

«Per la verità il fenomeno non è recentissimo – spiega Andrea Pastorelli, Amministratore Delegato di 8a+ – ma certo oggi è sotto gli occhi di tutti. Già nel decennio 2001-2010, infatti, la top ten della crescita era stata guidata dall’Angola, davanti alla Cina, alla quale facevano compagnia altre cinque nazioni africane». È stato proprio il rallentamento dei BRIC a far emergere con forza negli ultimi mesi anche a livello mediatico lo sviluppo dell’Africa (dell’area sub-sahariana in particolare), che grazie al miglioramento dei principali indicatori socio-economici sta diventando un serbatoio inesauribile di opportunità. «Opportunità è la parola chiave. – prosegue Pastorelli – Da sempre la nostra Società ha come obiettivo la generazione di opportunità per gli investitori privati e istituzionali. Finora le abbiamo ricercate sui mercati europei, dove abbiamo una storia consolidata che peraltro prosegue: crediamo tuttavia che l’Africa rappresenti uno strumento di diversificazione molto interessante per i portafogli dei nostri clienti». Per questo 8a+, prima Sgr italiana a lanciare un prodotto specializzato, ha creato Kilimanjaro, un comparto di Sicav che investe sui mercati azionari e obbligazionari dei Paesi africani, con un occhio di riguardo per Sudafrica, Nigeria, Kenya, Ghana, Mauritius.

Indicatori a favore

Gli indicatori a favore di una scommessa sull’Africa non mancano. Qualche esempio? L’incremento demografico impetuoso, dai circa 600 milioni di abitanti del 1990 agli 1,1 miliardi attuali che, secondo l’Unctad, la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo, saranno 2,4 miliardi nel 2050. La crescita, in parallelo, della forza lavoro. Il livello medio del debito pubblico, assai più contenuto rispetto a quello delle principali economie sviluppate ed emergenti. Positivi anche i numeri relativi al PIL pro-capite, che nell’Africa Sub-sahariana è di 1600 dollari all’anno e ha una crescita stimata del 4,2% nel 2014. Questo si sta riflettendo in un incremento esponenziale della domanda di beni e servizi: secondo le stime di McKinsey, entro il 2020 il valore aggregato dei consumi in Africa raggiungerà i 1.380 miliardi di dollari. E, ancora, gli investimenti internazionali, che continuano a crescere: e se per un decennio circa l’Africa è stata “colonizzata” dalla Cina, ora si registra il deciso risveglio degli Usa, sancito dal summit dello scorso agosto, nel quale Obama ha voluto di incontrare 50 capi di Stato africani e ha annunciato la svolta negli investimenti americani. L’accordo che ne è scaturito prevede un piano che, a partire da investimenti per 17 miliardi di Dollari, potrebbe sfociare in un programma a medio termine di relazioni commerciali per 85 miliardi di Dollari. Gli Usa, unitamente agli Stati africani partecipanti e alla World Bank, hanno dato garanzia per interventi nei campi tecnologico, infrastrutturale ed energetico, anche nella forma di joint venture con società locali.

Il Presidente Obama, pur riconoscendo il ritardo rispetto alle iniziative europee o asiatiche nel continente africano, si è impegnato in un programma di collaborazione che coinvolga anche società private: per prima Coca Cola investirà 5 miliardi di Dollari  in infrastrutture ed impianti, e dello stesso importo è il progetto di collaborazione tra il magnate nigeriano Dangote e Blackstone in iniziative nel settore energetico nell’Africa Sub-Sahariana.

«Ma il dato che più mi piace ricordare, coerentemente con il nostro punto di vista di gestori – precisa Pastorelli – è quello relativo alla correlazione. Oggi tutti i mercati finanziari sono molto più correlati fra loro, per effetto della globalizzazione: l’Africa, al contrario, presenta un fattore di correlazione molto basso rispetto a tutte le principali macro-aree finanziarie, e pertanto rappresenta una vera opportunità di diversificazione per chi investe».

Sviluppo in tutti i settori

A beneficiare di questi dati sono i settori più disparati: dall’edilizia – solo il 37% dell’area sub-sahariana è attualmente urbanizzata – all’agricoltura – in Africa c’è il 60% dei terreni coltivabili non sfruttati sul totale mondiale – fino ai servizi sanitari, all’industria culturale e alla tecnologia. In Nigeria, per fare un esempio, c’è uno dei mercati cinematografici più floridi del mondo, soprannominato Nollywood, mentre a Nairobi c’è la Silicon Savannah, un distretto tecnologico che vede la presenza di numerose start-up digitali e delle principali multinazionali del settore, come Google, Microsoft e Intel. In particolare, uno dei temi industriali – e quindi di investimento – del continente è quello rappresentato dai pagamenti in mobilità tramite cellulare: un fenomeno che si sta imponendo con forza in un’area contraddistinta da scarsissima presenza di conti correnti bancari ma al contrario elevata diffusione dei telefoni cellulari. Si stima (fonte: GSMA, World Bank) che nel 2013 la percentuale di utilizzatori di mobile financial services fosse pari al 24,65% nell’Africa Sub-Sahariana, a fronte di una media mondiale del 4,36%. Il numero di unique subscriber nell’area era pari a 253 milioni, che potrebbero diventare 346 milioni nel 2017. Anche la contribuzione di questo fenomeno al Pil Sub-Sahariano è importante: dai circa 60 miliardi di dollari del 2012 (6,3% del Pil) a una previsione di 120 miliardi nel 2020 (pari all’8,2% del Pil).

Kilimanjaro sarà gestito con la filosofia che ha fin qui accompagnato tutti i prodotti “europei” di 8a+. Riassume Andrea Pastorelli: «Concentrazione dei temi e gestione attiva. Un portafoglio di relativamente pochi titoli, 25-30 azionari e 15-20 obbligazionari, selezionati anche grazie a contatti con i migliori broker locali e frutto di un processo di selezione basato sullo stock-picking».

Risultati incoraggianti

Il fondo è partito nei primi giorni di ottobre. Ma per un anno 8a+ ha gestito un portafoglio simulato, per mettere alla prova il team di gestione. I risultati sono incoraggianti: il portafoglio ha conseguito un rendimento elevato (oltre il 20% in un anno), superando nettamente l’indice di riferimento. «Non ci interessa la performance in quanto tale – spiega Pastorelli – che, come sappiamo bene, non è in alcun modo garanzia per il futuro: volevamo testare la macchina, le nostre conoscenze, le nostre idee, la solidità degli strumenti di analisi e l’affidabilità dei broker, e da questo punto di vista ci pare che tutto abbia funzionato a dovere». L’avventura è ufficialmente iniziata.