Investimenti

Kilimanjaro, che cosa c’è nel portafoglio

29 ottobre 2014

Il fondo Africa di 8a+ si sta concentrando sul listino azionario del Kenya, grazie allo sviluppo di servizi finanziari e telecomunicazioni. Nella componente obbligazionaria per ora la precedenza è andata a titoli dal profilo di rischio contenuto. Ne parlano i gestori, Ilaria Saporiti e Carlo Luoni

Kilimanjaro, che cosa c’è nel portafoglio

Non solo patria di instancabili maratoneti (primo e secondo posto all’ultima Milano Marathon, tanto per dirne una): il Kenya è anche un mercato finanziario in forte sviluppo, che in questo momento fa la parte del leone nel portafoglio di Kilimanjaro, il fondo specializzato in azioni e obbligazioni africane lanciato a inizio ottobre da 8a+. Nonostante qualche segnale di rallentamento nei settori delle esportazioni agricole e del turismo, infatti, il Paese può contare su un’ampia disponibilità di liquidità nel sistema e su una forte crescita del credito (oltre il 20% anno su anno), di cui beneficia soprattutto il settore finanziario. Inoltre il supporto del Fondo Monetario Internazionale, unito alla recente revisione del PIL che ha promosso il Paese a nona economia africana, rappresentano ulteriori elementi a favore del Kenya.

Azioni: banche e tlc

I titoli azionari kenioti rappresentano al momento in cui scriviamo (fine ottobre 2014) il 12% circa del portafoglio e sono concentrati sui settori della finanza, delle telecomunicazioni e dei beni di largo consumo, con particolare riferimento ad alcuni grandi birrifici, molto importanti nell’economia locale. «I titoli finanziari – spiega Ilaria Saporiti, responsabile degli investimenti azionari del fondo – sono ampiamente rappresentati negli indici dei mercati locali e offrono importanti opportunità grazie alle prospettive di crescita del numero dei correntisti bancari, in ragione dei trend demografici e della crescente urbanizzazione, e dei servizi di pagamento via mobile. Connesso a quest’ultimo fenomeno, molto diffuso in Africa, c’è l’investimento in titoli del settore telecommunications, che registra tassi di crescita impetuosi. Rilevanti anche i titoli del comparto consumer, con particolare attenzione agli stabilimenti per la produzione della birra». Più cauto, invece, l’approccio nei riguardi dei settori petrolifero ed estrattivo, pur rappresentati in portafoglio ma in misura contenuta, a causa della correzione dei prezzi delle materie prime, della forza del dollaro nelle ultime settimane e del sempre minore contributo delle esportazioni, soprattutto di greggio, che sta scontando la parziale sostituzione con lo shale gas.

Nigeria in sottopeso

Sempre in termini di allocazione geografica, l’investimento sulla Borsa nigeriana rappresenta la porzione più rilevante del portafoglio in termini assoluti, anche se inferiore al peso dell’economia nell’area: la Nigeria, infatti, è diventata il principale mercato continentale a seguito della revisione del PIL in aprile. Qui il fondo è esposto soprattutto al settore bancario e all’industria petrolifera, la più importante del Paese. Sul mercato sudafricano, anch’esso rappresentato nel fondo in misura inferiore al peso del suo PIL, l’esposizione settoriale è più eterogenea e spazia dai ciclici ai finanziari ai beni di largo consumo. Al di fuori di questi mercati principali, il fondo investe in Ghana e Mauritius (sul settore bancario), ma anche in Zimbabwe e sulla borsa composita BRVM (Africa occidentale), in particolare sulle telecommunications.

Cautela sulle obbligazioni

La componente obbligazionaria del fondo è stata costruita prevalentemente con emissioni in dollari (Eurobond) con un rating medio BB e con una duration complessiva di poco superiore ai 4,5 anni e un rendimento attuale a scadenza superiore ai 5 punti percentuali. La fase iniziale di costituzione del portafoglio ha privilegiato, per quanto possibile, emissioni di aree ritenute stabili e con fondamentali economici in miglioramento a discapito dei maggiori ritorni riscontrabili in aree più problematiche. «In futuro – spiega il fund manager Carlo Luoni, responsabile della componente obbligazionaria del fondo – l’aumento del patrimonio in gestione consentirà di inserire in portafoglio anche emissioni domestiche con un diverso profilo di rendimento e rischio associato che oggi non possono essere prese in considerazione anche a causa del taglio minimo molto elevato: in particolare guarderemo al mercato ghanese, dove recentemente è stato emesso un interessante Eurobond con scadenza 2026 e un rendimento oggi vicino agli 8 punti percentuali, e alle emissioni domestiche nigeriane in valuta locale».