Intervista

Borse europee? C’è spazio per crescere ancora

11 dicembre 2014

La Bce è l’unica grande banca centrale che non ha condotto manovre espansive negli ultimi tempi. Ma il momento potrebbe essere vicino: ecco perché Mauro Maritano, vicepresidente di 8a+, pensa che i mercati di casa nostra possono proseguire nella corsa. E magari rimettere (finalmente) in moto l’economia reale

E l’Europa? Se i Paesi emergenti proseguono (con le distinzioni del caso) nel loro trend di sviluppo, con nuove piazze che già si affacciano dietro ai Bric, e se gli Usa sembrano avere ritrovato crescita economica e smalto borsistico, qual è il destino di un vecchio continente che fin qui ha corso in Borsa ma che raramente è sembrato così vecchio e stanco in termini di economia reale? Dobbiamo aspettarci una correzione? Per Mauro Maritano, vicepresidente di 8a+ e gestore di lungo corso sui mercati europei, le prospettive sono più positive di quanto si potrebbe pensare guardando ai fondamentali. Il deus ex machina – nel caso – si chiamerebbe BCE.

Borse europee? C’è spazio per crescere ancora

«Se guardiamo il grafico dell’indice S&P 500 della Borsa americana e quello che evidenzia la crescita del bilancio della Fed – spiega infatti Maritano – vediamo che sono praticamente identici: in altre parole, la sensazione è che la grande corsa di Wall Street dai minimi del 2008 a oggi sia stata guidata da un attore nuovo e molto importante: le Banche Centrali». La Fed, ma anche la Bank of Japan, ha infatti riversato liquidità sul mercato, con una correlazione pressoché perfetta (grafico 1) rispetto all’andamento dei mercati: le aziende Usa, certo, hanno fatto la loro parte in termini di fondamentali, ma senza il massiccio quantitative easing operato dalla banca centrale Usa sarebbe stato difficile spiegare una simile ripresa dei listini, oltre che dell’economia reale.

Grafico 1: La Fed, ma anche la Bank of Japan, ha infatti riversato liquidità sul mercato, con una correlazione pressoché perfetta rispetto all’andamento dei mercati

Grafico 1: La Fed, ma anche la Bank of Japan, ha infatti riversato liquidità sul mercato, con una correlazione pressoché perfetta rispetto all’andamento dei mercati

La strada del prestito

L’Europa, come sanno bene gli osservatori più attenti, ha scelto un’altra strada: quella del LTRO, cioè Long Term Refinancing Operation: un massiccio piano di prestiti agevolati alle banche, le quali li hanno usati per acquistare titoli di Stato e successivamente li hanno restituiti. Come mostra molto chiaramente il grafico 2, quindi, a partire dalla metà del 2013 la corsa delle borse europee è proseguita (a ritmi inferiori rispetto a quella statunitense) a fronte di un graduale disimpegno della banca centrale.
Il governatore Mario Draghi, tuttavia, ha più volte dichiarato che è pronto a intervenire con forza per rilanciare l’economia del continente, attraverso una nuova ondata di acquisti di titoli di Stato. «Il che – fa notare Maritano – aprirebbe uno spazio di crescita significativo per tutti gli asset finanziari continentali: quelli obbligazionari, naturalmente, ma non solo». L’annuncio ufficiale non è ancora arrivato, ma l’ipotesi che è stata avanzata dallo stesso Presidente della BCE è di un piano da 1000 miliardi!

Grafico 2 : a partire dalla metà del 2013 la corsa delle borse europee è proseguita a fronte di un graduale disimpegno della banca centrale.

Grafico 2 : a partire dalla metà del 2013 la corsa delle borse europee è proseguita a fronte di un graduale disimpegno della banca centrale.

Asset reali

Il ragionamento di Maritano è semplice: «Qualora Draghi procedesse nel suo intento, si verificherebbe una discesa ulteriore dei rendimenti obbligazionari, già storicamente bassi, che spingerebbe ancora di più tutti gli investitori, privati e soprattutto istituzionali, a guardare ad altre asset class». I mercati azionari, in prima battuta, ma non solo. «I grandi e piccoli patrimoni alla ricerca di rendimenti dovrebbero necessariamente guardare all’equity, magari passando per titoli solidi dal dividendo interessante come alcune utility storicamente amate anche dai risparmiatori. Ma potrebbe innescarsi un circolo virtuoso più ampio, che finirebbe per coinvolgere asset reali come gli investimenti produttivi e l’immobiliare: il vero, grande assente di questo momento storico, specie in Paesi tradizionalmente legati al mattone come Italia e Spagna. La cui eventuale ripartenza metterebbe in moto investimenti, posti di lavoro, gettito fiscale».

La stagione positiva delle Borse europee, insomma, potrebbe non essere conclusa. Gli occhi degli operatori di mercato sono puntati sull’Eurotower, da cui Mario Draghi – impegnato nella battaglia contro la deflazione, l’esatto contrario di quanto avvenuto nel passato quando il nemico numero uno era l’inflazione – potrebbe lanciare il suo “QE” all’europea.