PF Expo

8a+ al PF Expo. Si è parlato di mercati volatili, Etf e di gestione attiva (1° parte)

23 ottobre 2015

Alla fine di settembre si è svolta l'edizione romana del PF Expo 2015, evento dedicato all'informazione e alla formazione di promotori finanziari e consulenti, al quale era presente anche 8a+ Investimenti Sgr.

PF expo

Abbiamo chiesto a Tiziano Bellemo, Responsabile per la Clientela Istituzionale di 8a+ e relatore alla conferenza, di parlarci dell’evento. Ne è scaturita una lunga chiacchierata su alcuni temi di grande attualità che, per comodità di lettura, verrà riportata sul sito di 8a+ in due parti: oggi e il mese prossimo.

 


 

Come valuta la partecipazione di 8a+ al PF Expo?
Per noi è stata una sorta di “prima”, perché non avevamo ancora partecipato a eventi di questo genere. A Roma siamo stati presenti con uno stand e abbiamo avuto la possibilità di offrire il nostro punto di vista all’interno di uno dei percorsi di formazione. E’ stata una giornata intensa, ricca di presentazioni e di occasioni di incontro con promotori finanziari e consulenti motivati e interessati ad arricchire il proprio bagaglio di conoscenze. Abbiamo avuto modo di incontrarne moltissimi e di confrontarci con loro su mercati, strategie d’investimento e prodotti.

Quali sono i temi principali che ha affrontato nel suo intervento di formazione?
Abbiamo pensato che fosse opportuno mettere nella giusta prospettiva il successo registrato dagli strumenti di replica (gli ETF, ndr), chiarendo che la gestione attiva, che sia davvero tale e che generi valore tangibile per il cliente, continua ad avere uno spazio di primissimo piano nei portafogli.

Partiamo allora dagli ETF. Come si può contestualizzare la raccolta che è affluita negli ultimi anni verso questi prodotti?
Credo che i fattori che l’hanno determinata siano sostanzialmente di due tipi. Da un lato, c’è una considerazione pratica: gli Etf sono diventati strumenti facilmente accessibili e negoziabili con grande semplicità in borsa. Questo elemento, peraltro, vale ora anche per i fondi comuni che dal 2015 sempre più frequentemente sono quotati e quindi sottoscrivibili allo stesso modo di un Etf. Dall’altro ci sono questioni di mercato: in primo luogo, i mercati azionari sono stati caratterizzati da una tendenza al rialzo ben definita per oltre cinque anni, prima del brusco scivolone iniziato ad agosto. In queste fasi di mercato, durante le quali il rendimento degli indici nei quali si investe ha molta importanza, usare uno strumento di replica può essere una scelta di investimento semplice ed efficace. In secondo luogo, anche in Europa stanno prendendo piede prodotti che utilizzano strumenti passivi e li combinano grazie a complicate strategie top down. Infine, la capacità dei fondi a gestione attiva di produrre extra rendimento rispetto ai benchmark si è rivelata un po’ faticosa negli ultimi anni (soprattutto nel 2014) e poco persistente nel tempo.
Peraltro, le tendenze dei mercati non sono sempre così nette …

Cosa intende dire?
I mercati attraversano cicli che sono composti da rialzi, consolidamenti e correzioni. Quando i “bull market” raggiungono la fase di maturità, investire diventa più complicato, soprattutto a causa della volatilità che inizia a crescere e disturba la navigazione che fino a quel punto era sufficientemente tranquilla. Si pensi ad esempio all’aumento della frequenza di giornate di borsa con violente oscillazioni positive e negative. Oppure alla dispersione dell’andamento dei titoli all’interno degli indici che, senza tradursi in movimenti dei listini, genera forti differenze nell’andamento di titoli e settori tra loro, e offre interessanti opportunità per chi le sappia cogliere. E questo è solo l’aspetto ciclico dell’aumento della volatilità.

Vede anche elementi di natura strutturale?
Probabilmente si. La volatilità può manifestarsi anche come conseguenza di una crisi economica o finanziaria che investe e spazza i mercati. E negli ultimi anni si è intensificata la possibilità di inciampare in gravi episodi di turbolenza delle borse: tra il ’95 e il 2015 se n’è verificato in media uno ogni quattro anni. Queste fasi si caratterizzano come veri e propri momenti di panico, in cui i prezzi dei titoli perdono qualsiasi riferimento rispetto al proprio valore. Ci ricordiamo tutti della crisi delle Tigri asiatiche, di quella russa, della bolla internet, del fallimento Lehman Brothers, della crisi della Zona Euro. Ma anche, sia pure su scala più ridotta, degli scossoni prodotti dalla Grecia e dalla Cina nel 2015.

Dulcis in fundo, ci sono due altri elementi, più tecnici ma non per questo meno importanti, che alzeranno e ragionevolmente manterranno elevata la volatilità nel prossimo futuro: la progressiva rimozione degli stimoli di politica monetaria ultra-espansiva da parte della Fed e gli effetti di riduzione del rischio in capo alle banche indotta dalla nuova legislazione  prudenziale introdotta dopo il fallimento di Lehman nel 2008.

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