PF Expo

8a+ al PF Expo. Si è parlato di mercati volatili, Etf e di gestione attiva (2° parte)

12 novembre 2015

Pubblichiamo oggi la seconda parte della chiacchierata con Tiziano Bellemo su volatilità dei mercati e utilizzo di fondi a gestione attiva in portafoglio. Il tema era stato oggetto di un intervento nell'ambito di un percorso formativo tenutosi al PF Expo 2015 di Roma.

PF expo

Abbiamo chiesto a Tiziano Bellemo, Responsabile per la Clientela Istituzionale di 8a+ e relatore alla conferenza, di parlarci dell’evento. Ne è scaturita una lunga chiacchierata su alcuni temi di grande attualità.
Leggi qui la prima parte dell’intervista, pubblicata il mese scorso.


 

Da quello che ci ha illustrato emerge che occorre fare attenzione a non scambiare una tendenza netta degli indici di borsa, come quella che si è vista dal 2011 fino alla scorsa estate, per maggiore efficienza dei mercati. E che continuano ad esserci sacche di inefficienza e spazio per coglierne i frutti. Che cosa significa tutto questo per un consulente o per un risparmiatore?
E’ fondamentale ricordare che è sbagliato osservare un prodotto di investimento durante una sola delle fasi di un ciclo di mercato. E che è invece utile conservare spazio in portafoglio per prodotti a gestione attiva che, nell’arco dell’intero ciclo di mercato, lavorano in ciascuna fase e sono in grado di aumentare l’efficacia del portafoglio e di stabilizzarne il rendimento complessivo. In particolare, i momenti di elevata volatilità offrono le condizioni ideali per l’operatività di un gestore attivo che è in grado di sfruttare le inefficienze dei mercati e di estrarre extra-rendimento a favore del portafoglio.

I fondi a gestione attiva restano una componente centrale del portafoglio…
Corretto, ma farei un’ulteriore precisazione: come accennavo poco fa, le condizioni perché si possa generare valore sui portafogli dei fondi esistono lungo tutte le fasi di un ciclo di mercato. Peraltro, non è detto che possano essere colte. Mi spiego meglio. Per essere davvero in grado catturare le opportunità offerte dai mercati oggi, occorre dotarsi di un processo di investimento adeguato, che non si basi rigidamente su un approccio sempre uguale a sé stesso (ad esempio filosofia di gestione value o growth). Ma che permetta di affrontare i mercati con una prospettiva di gestione integrata dell’enorme mole di informazioni che sono disponibili, osservandole, assimilandole e utilizzandole nei modi di volta in volta più efficaci.

Sta dicendo che non tutti coloro che si proclamano gestori attivi lo sono e che non esiste una filosofia di gestione che sia sistematicamente superiore alle altre?
Esattamente. Ci si può dichiarare attivi, ma nei fatti non esserlo. Oppure non essere sufficientemente efficaci. E’ quindi fondamentale cercare la capacità di estrarre extra-rendimento solo dove ci sia la possibilità di trovarla: la ricerca dei prodotti realmente attivi e sufficientemente efficaci può essere complessa, ma è parte integrante di una scelta consapevole.

A cosa bisogna guardare per scegliere i prodotti con caratteristiche vincenti?
Ci sono molti approcci al cosiddetto “fund picking”. Come dicevo, si tratta di un’attività molto complessa e non è questa l’occasione per suggerirne uno in particolare. Alcuni punti, almeno a livello qualitativo, dovrebbero però essere tenuti sempre ben presenti.

In primo luogo, evidentemente, si dovrà verificare che il prodotto in passato sia stato capace di creare extra-rendimento rispetto agli indici di mercato. Inoltre, sarebbe preferibile se questa capacità fosse mostrata con buona continuità. Se non ci si può sempre aspettare che la creazione di valore rispetto a un indice si manifesti in modo lineare nel tempo, è peraltro vero che rendimenti che si collochino sopra alla media dei concorrenti a varie scadenze e, possibilmente, vicini al primo quartile, sono segnali chiari che il fondo è in grado di aggiungere valore con adeguata continuità. Certo, l’osservazione dell’andamento storico di un prodotto è utile, ma non è sufficiente a comporre una scelta di investimento consapevole e corretta.

Che cosa manca per completare il quadro di riferimento?
L’analisi del processo di investimento adottato dal prodotto che si sta osservando è molto utile per capire se esso sia solido e strutturato in modo tale da rendere ragionevolmente possibile la continuità dei buoni risultati eventualmente riscontrati nel passato.

Qualche considerazione si potrebbe poi aggiungere a proposito dell’investimento in momenti di volatilità crescente.

In queste fasi cambiano le regole di gioco?
In parte si. Ed è sicuramente utile fare un supplemento di analisi storica. Occorre capire come si siano comportati i prodotti nelle fasi in cui i mercati sono stati agitati, se in questi momenti i gestori abbiano subito l’andamento dei prezzi o abbiano saputo cogliere le occasioni che si sono presentate per estrarre l’alpha (extra-rendimento rispetto a un indice, ndr). Particolarmente efficace si rivelerebbe poi la possibilità di avere in portafoglio anche prodotti con andamento poco correlato rispetto ai concorrenti, che generano cioè un po’ meno di extra-rendimento quando tutti fanno bene, ma che si comportano meglio proprio nelle fasi di alta volatilità, quando sarebbe molto apprezzata la possibilità di avere maggiore stabilità del rendimento complessivo di portafoglio.

In definitiva, lo spazio per la gestione attiva resta intatto?
In 8a+ siamo assolutamente convinti che per chi sappia adottare un approccio realistico, che osservi attentamente la realtà e ben interpreti i segnali che arrivano dai mercati, ci sia possibilità non solo di conservare, ma anzi di incrementare lo spazio nei portafogli.

In questa prospettiva, l’extra-rendimento offerto dalla gestione attiva non è certamente una Chimera, ma al contrario una vera Araba Fenice.

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